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TOCCARE Il linguaggio profondo tra noi e gli spazi
Quanti ricordi sono legati a un tessuto? Quante volte ci siamo sentiti bene in un luogo senza sapere che era merito di un pavimento poroso, di una coperta di lana, di una tazza ruvida tra le mani?
Quando accompagno qualcunə nel ripensare il proprio spazio, uno degli aspetti più trascurati è sempre la scelta dei materiali. Si pensa ai colori, alla disposizione dei mobili, alla luce. Raramente si pensa a come la casa si sentirà sotto le mani, sotto i piedi.
Eppure basta poco
silvina50100
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ACCUMOLI, ovvero quella stanza che quando entri alzi gli occhi al cielo 🙄
Quello che nessuno dice apertamente è che quegli accumoli non sono solo disordine visivo. Sono ristagni di energia. Caos visivo per il cervello. Affaticamento emotivo.
Ogni oggetto fuori posto, ogni cosa che non usi ma non riesci a lasciare andare, ogni stanza che eviti, occupa attenzione inconscia. Il cervello li registra tutti, anche quando credi di non vederli. Li porta con sé.
Il decluttering non è fare ordine. È fare spazio, dentro e fuori.
silvina50100
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L'ACQUA Ovvero: perché ho una vasca e non la toglierei mai
Nel mio bagno c'è una vasca. Piccola, ma abbastanza larga, essenziale. Accanto, la doccia: prima la doccia, poi la vasca. Come si fa in Giappone: ci si lava, poi ci si immerge. Al muro c'è una carta da parati con una carpa, piante e fiori acquatici. Quadri. Piante vere: photos, tillandsia, falangio. Non è il bagno di una rivista, è il bagno che ho curato nei dettagli insieme al mio compagno, un nido quotidiano dove poter staccare: funzionale ai bisogni si, ma carico di abbond
silvina50100
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WABI SABI. Ovvero: a chi aspetta il momento giusto per prendersi cura del proprio spazio
Conosco quella frase. L'ho sentita decine di volte, in case diverse, da persone diverse. "Prima o poi sistemo." Prima o poi metto a posto quell'angolo. Prima o poi decido i colori. Prima o poi mi occupo di quella stanza che aspetta da mesi. Mia nonna diceva sempre: sulla via del poi poi c'è la via del mai mai. Aveva ragione. C'è chi mi dice "vivo nel caos, sarò creativo" — e ride, ma con quella risata un po' storta di chi sa che non è del tutto uno scherzo. C'è chi mi dice "
silvina50100
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INVASI Ovvero: perché non riusciamo a immaginare lo spazio che vorremmo
Le case che abitiamo raccontano chi siamo — e soprattutto dove siamo bloccate. La lampadina senza paralume, i vestiti sulla sedia, il mobiletto del bagno pieno di cose scadute: non sono difetti personali, ma i segni di uno spazio che non è mai stato davvero organizzato per noi. Siamo circondate di oggetti eppure non riusciamo a scegliere un paralume. È una scissione profonda: l'immagine luminosa di come vorremmo abitare contro lo spazio reale al quale ci siamo adattate senza
silvina50100
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Cura, lavoro e città: ciò che non vediamo e che sostiene tutto
Questo 25 novembre 2025 ho sentito il bisogno di scrivere un articolo che legasse donne, architettura e città, e di condividere alcuni pensieri che mi attraversano da tempo. Ogni anno torno in piazza con la consapevolezza che la violenza non è solo un atto, ma un sistema. Un paesaggio che abitiamo tutti i giorni e che continua a opprimerci. Questa oppressione, che si abbatte innanzitutto sui nostri corpi, non si manifesta solo nei numeri dei femminicidi o nelle storie che rie
silvina50100
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La città cibo per il capitale. Il nostro veleno. Ma esiste l’antidoto.
I cannibali di Firenze Negli ultimi anni Firenze ha cambiato forma. Non è un processo spontaneo né inevitabile: è il risultato di una strategia di colonizzazione urbana che trasforma la città in un dispositivo di estrazione di valore. Sotto la superficie delle parole rassicuranti – “rigenerazione”, “valorizzazione”, “riqualificazione” – si nasconde un progetto politico ed economico preciso: trasformare la città in un prodotto finanziario. Non un luogo da abitare, ma una rendi
silvina50100
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Quando gli spazi ci parlano (anche con una lampadina)
C’è una lampadina, appesa al muro, senza paralume. Una di quelle provvisorie, messe al volo durante un trasloco o una ristrutturazione, in attesa di essere sostituita. Eppure, è lì da settimane. Da mesi. Forse da anni. Quasi non ci fai più caso. Ma ogni tanto la guardi, e qualcosa dentro si attiva. Quella lampadina potrebbe raccontare molto più di quanto immagini. Potrebbe parlare di stanchezza. Di un cambiamento appena vissuto che ha lasciato una scia di disordine interiore.
silvina50100
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Spazi in transizione – quando il cambiamento interiore si riflette nello spazio che abitiamo
Ci sono momenti in cui ci sentiamo “in mezzo”. Non siamo più chi eravamo, ma non siamo ancora diventati pienamente ciò che stiamo diventando. È una fase di passaggio, spesso invisibile agli altri, a volte anche a noi stesse e noi stessi. Eppure lo spazio intorno a noi, se sappiamo ascoltarlo, ce lo racconta. Con Veronica Siragusano, psicologa e compagna di viaggio nei Salotti di Ambient Therapy, riflettiamo spesso su come lo spazio sia una componente attiva del cambiamento. L
silvina50100
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