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ACCUMOLI, ovvero quella stanza che quando entri alzi gli occhi al cielo 🙄


C'è un materasso arrotolato sopra un armadio. È lì da anni.

Oppure sono le valigie. O le scatole dei traslochi mai aperte. O quella sedia in camera che non è mai una sedia: è un appendiabiti improvvisato.

Ti sembra di non vederli più. Ma il tuo cervello li percepisce. Tutti.


Un amico mi manda gli aggiornamenti del suo decluttering. Foto, messaggi vocali, un processo che richiede tempo, ma produce anche dopamina ogni volta che facciamo un pezzo. Sta liberando una stanza che era diventata il deposito di anni: oggetti accumulati, decisioni rimaste in sospeso, oggetti appartenuti ad alte persone che non abitano più lì, cose non aveva più visto da anni ma che erano lì, silenziose, a occupare spazio e a perdere significato.

Lo sto accompagnando in questa liberazione. Ci ridiamo anche sopra. E ogni volta che mi manda una foto penso: quante case ho visitato con una stanza così.


Prima di arrivare a quella stanza, però, ci sono sempre le scuse.

"Non ho tempo." Come se il disordine non occupasse tempo mentale ogni giorno, ogni volta che cerchi qualcosa e non lo trovi, ogni volta che apri quel cassetto e lo richiudi subito, ogni volta che eviti con lo sguardo quell'angolo.

"Quello mi può servire." Anche se è lì da dieci anni. Anche se te l'eri dimenticato. Anche se nel momento in cui lo hai ritrovato non ricordavi nemmeno di possederlo.

"Ho bisogno di un armadio nuovo, poi sarà tutto più semplice." Questa è la mia preferita e la più insidiosa. Comprare altro contenitore per rimandare il problema del contenuto. Più spazio per accumulare meglio. Per carità a volte è necessario, ma prima ci si deve alleggerire, decidere cosa ci serve davvero del passato nel presente e nel futuro.


Quello che nessuno dice apertamente è che quegli accumoli non sono solo disordine visivo. Sono ristagni di energia. Caos visivo per il cervello. Affaticamento emotivo.

Ogni oggetto fuori posto, ogni cosa che non usi ma non riesci a lasciare andare, ogni stanza che eviti, occupa attenzione inconscia. Il cervello li registra tutti, anche quando credi di non vederli. Li porta con sé.

Il decluttering non è fare ordine. È fare spazio, dentro e fuori.


Lasciare andare un oggetto è spesso lasciare andare qualcosa di più: una fase della vita, un'aspettativa, una versione di te che non esiste più. Per questo è difficile. Per questo si trovano mille scuse.

A volte mi chiedo cosa succederebbe se dovessimo mettere tutto in una valigia. Cosa porteremmo davvero? Cosa scopriremmo di noi, di cosa non sentiremmo la mancanza davvero?

Non significa buttare tutto oggi. Significa chiedersi: cosa mi serve per la mia vita in questo momento? Quale dimensione voglio abitare adesso? Quello deve essere a portata di mano.

Gli oggetti che teniamo per paura del futuro ci trattengono nel passato.

Ma ogni cosa che esce da quella stanza è un po' di leggerezza che entra.


Se hai una stanza — o un cassetto, o un garage — che aspetta da troppo tempo, possiamo cominciare da lì. → Prenota la tua ora di sblocco

 
 

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Silvia Baracani Architettura dell'Empatia. Design del Benessere

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