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Ritorni. Design tattile e Salotti di Ambient Therapy


Entro in casa e mi tolgo le scarpe. È estate e fa molto caldo. I piedi respirano nel toccare il parquet rustico di rovere pieno di nodi e venature, e mi avvio in cucina. Respiro, mi stiro.

Cambio l'acqua ai fiori freschi sul tavolo e mi siedo sul finto chesterfield in microfibra color cioccolato. Sfioro il tessuto e i bottoni. Alzo lo sguardo e mi accoglie il graffito blu segnale di Monograff: forme organiche, morbide, foglie quasi alghe che sembrano muoversi sul muro, portano dentro casa una natura calmante e curativa.


Design tattile: in 3 minuti il mio corpo ha sentito ruvido, liscio, fresco, morbido. Il mio olfatto ha sentito i fiori, i miei occhi si sono immersi nel blu e in forme sinuose e naturali. Anche la vista, in fondo, stimola una sensazione tattile.

Il tatto è il primo senso che impariamo, ancora nel grembo, prima ancora della vista. Non stupisce che il piede sappia leggere il rovere prima che io ci pensi. Il segnale non passa dal pensiero: arriva al sistema nervoso autonomo in una manciata di millisecondi, agisce sul respiro, sul battito, mentre io sono ancora impegnata a togliermi le scarpe. L'estetica è prima tattile che visiva: se scegli un materiale da internet non saprai mai che effetto sensibile avrà su di te.


Nel progettare parto sempre da un test di autosservazione, perché ho notato, in vent'anni di esperienza, che non c'è l'abitudine a osservare il corpo, a come ci si sente nei propri ambienti, a come sono le superfici, i colori, gli odori, la luce. E ho notato anche che il tatto è un elemento sottostimato nel design. Spesso ci si accontenta della copertina in pile per avere una cosa morbida da toccare, e la maggior parte delle superfici restano fredde e lisce, colori neutri o bianco.

Non serve uno strumento complicato, bastano pochi minuti fermi in una stanza a chiedersi: cosa sto toccando, cosa vedo, cosa sento intorno a me. Ma da soli non ci arriviamo quasi mai. È nella relazione che impariamo, con chi ci osserva insieme a noi, e con lo spazio stesso, che è anch'esso un interlocutore.


Di questo mi occupo da vent'anni: di come lo spazio agisce su di noi prima ancora che ce ne accorgiamo. Con lo spazio, come con le persone, si può avere una relazione sana o tossica.

Ho scoperto l'Ambient Therapy® 3 anni fa ed era la specializzazione che cercavo: da allora uso il protocollo in ogni consulenza, a varie scale.

Ambient Therapy® è un metodo applicato all'architettura e all'interior design che integra conoscenze provenienti dalla psicologia ambientale,  neuroscienze, progettazione biofilica, colore, illuminazione e percezione sensoriale.

Il metodo considera l'ambiente non come uno sfondo neutro, ma come una fonte continua di stimoli in grado di interagire con la persona e con le sue condizioni fisiche, emotive e relazionali.


In città stiamo sempre di più in mezzo al cemento. D'estate siamo passati da un caldo soffocante ad ambienti spesso troppo condizionati, uffici spogli, rumori disturbanti. Stress. Osservare è il primo passo per cambiare, per portare abbondanza, colore, comfort nei propri spazi, per stimolare tutti i sensi e sentirsi accolti.


Per riflettere insieme su questo, e trovare qualche soluzione in più per i propri ambienti quotidiani, ho pensato a un ciclo di tre incontri al mio studio: i Salotti di Ambient Therapy®.

Si parte giovedì 24 settembre, ore 18, in via del Porcellana 59R, con Ruvido, morbido, liscio, caldo, freddo: design tattile ed emozioni. Con me ci sarà Veronica Siragusano, psicologa, e sarà presente Semar, con materiali da toccare con mano. A ottobre e novembre il percorso continua tra ordine, disordine e colore.

 
 

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Via del Porcellana 57/59 R, 50123, Firenze

+39 348 08 40 303

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Silvia Baracani Architettura dell'Empatia. Design del Benessere

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